mercoledì 17 agosto 2016

Gesù crede in te?



GESÙ CREDE IN TE?
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1.  ENTRIAMO IN TEMA: Può darsi che la scritta in bianco su tale immagine non ci appaia così grave. Diremmo che tutt’al più è l’espressione romantica del buonismo cristianizzato, di cui è pieno Internet. Eppure tale asserzione, lungi dall’essere vera, non sta né in cielo, né in terra. Non si troverà mai, in tutta la Bibbia, un solo brano, che affermi che Dio o Cristo creda nell’uomo o nel credente. Dire che «Gesù crede in te», è veramente un espressione infelice, che suscita molti dubbi e interrogativi.
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2.  APPROFONDIMENTI BIBLICI: Non voglio fare qui grandi discussioni in merito, ma vorrei porre solo il problema di simili immagini di testo, che credenti mettono alla leggera in Internet, senza verificarne il contenuto di verità. Premettendo che «credere» significa «avere fiducia; confidare in; avere fede in», ecco in merito alcuni brani biblici ragionati. [...]
     ■ «Beato l’uomo che ripone la sua fiducia nell’Eterno» (Sal 40,4). Qui non leggiamo: «Felice l’uomo, in cui l’Eterno ripone la sua fiducia». Similmente Dio stesso fece dire a Isaia: «Cessate di confidare nell’uomo, nelle cui narici non c’è che un soffio! Infatti, quale conto si può fare di lui?» (Is 2,22; cfr. Sal 56,4). Come si fa a pretendere che Dio creda nell’uomo? Egli ha fatto dire a Geremia: «Maledetto l’uomo, che confida nell’uomo» (Gr 17,5); come si pretende che proprio Dio confidi nelle possibilità nell’uomo e creda in lui?. Al contrario, leggiamo subito dopo: «Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno, e la cui fiducia è l’Eterno!» (Gr 17,7; cfr. Sal 34,8; 84,12). È Dio l’oggetto della fiducia dell’uomo, non il contrario.
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     ■ Anche Gesù aveva questa rivendicazione: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai. Credi tu questo?» (Gv 11,25s; cfr. v. 40). Qui il Signore chiese a Marta di credere in Lui e non le disse: «Ce la farai, perché credo in te!». Tutti gli Evangeli sono pieni della costatazione di Gesù riguardo a coloro, che credevano in Lui (Mt 18,6; Gv 14,12; 17,20), oppure della sua proposta o richiesta a porre fede in Lui (Gv 6,35; 7,38; 12,44.46; cfr. At 26,18).
     ■ Gesù non disse alla gente del suo tempo: «Non temere, io credo in te!», ma «Non temere; solo abbi fede!» (Mc 5,36; 11,22 in Dio; Lc 8,50). E similmente disse ai suoi discepoli: «Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!» (Gv 14,1).
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3.  ASPETTI CONCLUSIVI: [→ Sul sito]
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lunedì 15 agosto 2016

Pervertimento di massa (Gdc 19)



PERVERTIMENTO DI MASSA (Gdc 19)
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UN LETTORE MI HA SCRITTO QUANTO SEGUE: Oggi, stavo nuovamente leggendo la mia lettura quotidiana della Parola di Dio. Da qualche anno, leggo costantemente due capitoli del V.T. e due capitoli del N.T. (ci tengo a non perdere la mia lettura quotidiana della Parola, per imparare a meditarla e praticarla).
     Oggi mi sono imbattuto nella lettura di Giudici 19. E ho trovato singolare la storia del levita di Efraim e l’abuso fatto alla sua concubina. I versetti, che mi hanno notevolmente colpito e incuriosito, sono quelli da 21 a 25; di tale brano non saprei darmi risposte, se non con qualche mio supporto di ricerca e con commentari di mia proprietà, che consulto regolarmente, mentre leggo la Parola, quando trovo delle incertezze o incoerenze. Mentre leggevo tale brano, quindi, ho trovato una notevole somiglianza con Genesi 19,2-9, dove si parla di due uomini (angeli), che giudicarono poi la perversione di quegli abitanti, distruggendo Sodoma. In Giudici 19 invece tali ospiti sono chiamati «viandanti» [v. 21, N.d.R.]. Ora, è possibile che ci sia un collegamento tra i due eventi o sia una specie di ripetizione della stessa storia?
     Poi, ancora più avanti, in Giudici 19,29, ho trovato scritto una storia macabra, dove si afferma che la concubina giaceva a terra senza rispondere (v. 27); era morta o no? E poi l’uomo la fece a pezzi, dividendo le membra in 12 pezzi e mandandone le parti per tutto il territorio d’Israele?
     Nicola, che roba è mai questa e che significato spirituale può avere? Appena può, mi risponda dove vuole lei? So che sarà esauriente per me e per altri, come sempre. Che Dio la benedica. Un caloroso e fraterno abbraccio. {Massimo Abbate; 05-08-2016}
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mercoledì 3 agosto 2016

Dio quasi una carta di credito?



DIO QUASI UNA CARTA DI CREDITO?
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Sembra quasi che l’autore di tale immagine di testo abbia preso una vecchia pubblicità della metà del 20° secolo, che pubblicizzava un conto in banca, da cui attingere soldi per esaudire i propri desideri, e l’abbia adattata e applicata a Dio. Viene suggerito qualcosa del genere: come con un conto bancario ben nutrito, così anche con Dio puoi esaudire ogni tuo desiderio. Il detto «Tanto paga Pantalone!» (marito, padre) è diventato «Tanto paga Dio!».
     Questa non è l’istruzione biblica, ma è la tipica dottrina del cosiddetto «evangelo della prosperità». L’Onnipotente viene degradato a «pozzo del desiderio», a «genio della lampada», sì a bancomat. È la tipica ideologia cristianizzata occidentale, mentre la maggior parte dei rigenerati nel mondo vive in povertà.
     Che tale filosofia cristianizzata non sia in sintonia, ma alquanto in contrasto con la Parola di Cristo, è evidente. Egli ha sfidato così i suoi seguaci: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso e prenda la sua croce e mi segua. [25] Perché chi vorrà salvaguardare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. [26] E che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?» (Mt 16,24ss). Anche l’apostolo Paolo fece l’esperienza della fame, della ristrettezza economica e delle privazioni, a causa di Cristo e del suo ministero (1 Cor 4,11ss; 11,27; Fil 4,12). Similmente vissero tali cose anche altri credenti, che furono perseguitati (Rm 8,35s).
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sabato 30 luglio 2016

Calcio intelligente?



CALCIO INTELLIGENTE?
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Sono stato invitato a un gruppo in Internet dal titolo «Calcio intelligente». Ecco qualche riflessione, che in parte ho postato lì, che potrebbe stimolare la discussione qui.
     Ho qualche dubbio che esista qualcosa come il «calcio intelligente». Mercenari strapagati a peso d’oro scendono in campo, inseguendo una palla; e migliaia di tifosi paganti si illudono, dicendo: «Abbiamo vinto!». Intanto fanno ingrossare il conto in banca dei proprietari del club calcistico, che vendono abbonamenti per gli stadi e il marchio per produrre gadget di ogni tipo; a ciò si aggiungono gli introiti provenienti dai mass-media (TV, radio, gruppi editoriali, ecc.), che vendono abbonamenti, giornali, libri, CD, DVD, ecc. I calciatori sono un prodotto come un altro, che viene sfruttato finché tira. Tali mercenari guadagnano milioni dall’essere prodotti di lusso e perché si vendano prodotti a loro nome.
     In nome dei loro idoli i tifosi hanno fatto grandi sacrifici; hanno pagato abbonamenti, sono andati in trasferta, hanno comprato tutto l’occorrente per apparire tifosi della squadra del cuore (cappellini, sciarpe, magliette, felpe, poster, palloni, ecc.).
     Tali idoli del calcio sembrano inseparabili dal club sportivo di appartenenza. Il tifo per la squadra del cuore è come una specie di devozione a una religione sportiva, con i suoi rituali e le sue liturgie. Infatti, ad esempio, per loro dire «Napoli» e dire «Higuain» era la stessa cosa. Tuttavia, quando viene offerto loro di più dai concorrenti, presto cambiano casacca.
     E che faranno ora i tifosi del Napoli, che si sono fatti tatuare il loro idolo Higuain sul braccio, sul polpaccio o sulla schiena in formato XXL? Ora, il loro idolo è diventato un traditore! Assomigliano a quelli, che si sono fatti tatuare il nome della loro amata sul corpo, pensando a un amore eterno, ma poi sono stati traditi dal migliore amico! Ora, quel nome è odiato e maledetto, ma esso resta proprio attaccato addosso.
     Come scrisse il vecchio e saggio Salomone: «Nullità delle nullità; tutto è nullità. [...] Anche questo è nullità, è un correre dietro al vento» (Bibbia, Ecclesiaste 1,3; 2,26). Sì, correre dietro a una palla, è nullità! Una delle tante nullità di questo mondo, in cui lo sport diventa spettacolo, i calciatori idoli, il tifo diventa un surrogato di devozione religiosa e il business la fa da padrone.
     Era meglio, quando a inseguire la palla eravamo direttamente noi. Almeno ci misuravamo gli uni con gli altri, diventavamo consapevoli dei nostri punti di forza e dei nostri punti deboli, creavamo gioco di squadra, sviluppavamo strategie immediate e c’inventavamo trucchi. Allora sì che era un «Calcio intelligente».
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