martedì 2 giugno 2015

Il segreto pastorale



IL SEGRETO PASTORALE

1. LE QUESTIONI: Ci sono alcuni, che non capiscono che cosa sia un «segreto pastorale» e usano tale termine tecnico a proprio arbitrio, quindi in modo inappropriato, per ogni cosa che uno dice a un altro. La cosa peggiore è quando qualcuno, che non sa di che parla, accusa un curatore d’anime di aver rivelato o tradito un «segreto pastorale»! In tal modo getta colpevoli sospetti su tale consulente, facendolo a voce, per iscritto e per via telematica. Allo stesso tempo, palesa così la sua lampante ignoranza in materia.

ATTENZIONE! Questo articolo presenta un tema delicato e ha un carattere specialistico, perciò non è per tutti. Per favore, non intervenire se, dopo aver LETTO L’INTERO ARTICOLO SUL SITO (clicca sul link alla fine), ti rendi conto che ti manca la necessaria competenza in merito!

2. CHE COS’È UN «SEGRETO PASTORALE»: Per prima cosa è uno specifico «termine tecnico», ossia è una locuzione valida soltanto all’interno di un particolare contesto: la cura pastorale. Ogni altro uso è illecito. [...] Perciò, un «segreto pastorale» è solo ciò, che una persona custodisce di sé nel proprio animo e che dapprima non vuole svelare ad altri, per pudore, timore, riservatezza o altro. Se rivela ciò a un curatore di anime, è perché si aspetta aiuto, consiglio, soluzioni e riservatezza. [sul sito]

3. USI IMPROPRI DELLA LOCUZIONE «SEGRETO PASTORALE»
     ■ Una cosa risaputa non costituisce un segreto pastorale (p.es. un credente che beve alcool o che fuma; un uomo che si comporta con violenza in casa in certe circostanze; chi soffre periodicamente di depressioni).
     ■ Una «confidenza» non è tecnicamente un «segreto pastorale», poiché non è un segreto, che svela direttamente la persona in causa, su cui viene fatta tale confidenza. Infatti, quest’ultima può prescindere dall’ambiente pastorale, ma può rientrare nelle cose, di cui si parla in genere. Una «confidenza» diventa segreto pastorale solo, se coinvolge direttamente la persona, che la fa, per un caso specifico, in cui si chiede espressamente il riserbo. Negli altri casi, tale «confidenza» bisogna trattarla con le pinze, potendosi trattare solo di chiacchiere, di interpretazioni soggettive e arbitrarie, di voci non confermate, di mezze verità, di cose tolte fuori del contesto e presentate in modo esagerato, di cose dette con secondi fini, eccetera.
     ■ Un conduttore, un collaboratore o un credente, che mette un altro conduttore al corrente di ciò, che sta accadendo a un certo credente (p.es. grande crisi, tentativo di suicidio), non costituisce un «segreto pastorale», poiché non si tratta di un «mistero», che la parte in causa ha affidato direttamente al consulente, ma è un’informazione, che circola fra i credenti e che giunge alle orecchie dei conduttori.
     Alcuni pensano che, tale conduttore non dovrebbe intervenire, se non quando la persona, che si trova nel problema, richieda espressamente l’intervento di tale conduttore. Evidentemente tali persone non capiscono nulla di cura pastorale, né del dovere di un conduttore quale «sorvegliante» de gregge. Quando il buon pastore si accorge, che manca una pecora, non aspetta che quest’ultima gli chieda d’intervenire, ma si mette alla sua ricerca, prima che la trovino e la sbranino i lupi famelici.

4. LIMITI DI UN «SEGRETO PASTORALE» [sul sito]

L’ARTICOLO COMPLETO SI TROVA SUL SITO
     [CONTINUA LA LETTURA: http://puntoacroce.altervista.org/_TP/A1-Segr_pastor_EnB.htm] SOLO DOPO AVER LETTO L’INTERO SCRITTO SUL SITO, voi che rispondereste nel merito alle questioni in esso contenute?
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