mercoledì 23 ottobre 2013

Depravazione totale e inabilità totale



DEPRAVAZIONE TOTALE E INABILITÀ TOTALE

Un lettore mi ha presentato le seguenti questioni.
     Caro fratello Martella, non mi sembra di aver trovato niente sul tuo sito a proposito della dottrina della grazia preveniente di John Wesley e un’esegesi di Giovanni 6,37.44.65.
     Il mio modesto parere è che la dottrina della grazia preveniente non sia scritturale; depravazione totale non significa inabilità totale. Potresti per favore farmi sapere il tuo punto di visto in merito? Ti ringrazio in anticipo. Dio ci benedica. {R. C.; 27-09-2010}

Ad aspetti rilevanti di tali questioni rispondo qui di seguito.
            L’approccio di Wesley e di altri come lui è di natura dottrinale, quindi filosofica e ideologica; ciò significa che essi partono da una costruzione dottrinale, che poi riempiono di versi biblici, che sono compatibili con la loro opinione, trascurando il loro contesto e tralasciando altri versi antitetici al loro costrutto. Io preferisco l’approccio esegetico contestuale, senza snaturare versi sradicandoli dal loro contesto, senza versettologie indebite che assemblano elementi eterogenei secondo il proprio arbitrio, senza falso sillogismo e senza facili allegorie.
            Per prima cosa, bisogna distinguere fra la «depravazione» (p.es. è un peccatore) e «l’inabilità» (p.es. l’uomo è diventato mortale, soggetto alla corruzione, a malattie, ma non è entrato in un «coma» vegetativo, che gli impedisca di cercare Dio). Infatti, l’uomo non smette di essere un essere creato a «immagine di Dio». Parlando della lingua, il giudeo Giacomo affermò: «Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini, che sono fatti a somiglianza di Dio» (Gcm 3,9; cfr. Sal 8). Laddove Dio parla all’uomo, egli può intendere il suo Creatore e può rispondergli; poi, deciderà se ubbidirgli, accettando la sua ingiunzione e la sua grazia, o se rimanere nella ribellione del suo cuore.
            In Giovanni 6 Gesù parlava in una situazione specifica, ossia a Giudei, quindi a persone, che già erano nel patto, appartenendo al popolo eletto. Essi avevano già ricevuto le promesse e la chiamata in Abramo. Nonostante ciò, essi rifiutarono Gesù quale «Unto a Re», mettendosi così praticamente fuori della salvezza. L’elezione e le promesse di Dio restano, ma non valgono per coloro, che rifiutano Gesù quale Messia (quindi, Signore e Salvatore).
            Abbiamo visto che l’uomo, anche dopo la caduta, rimane un essere creato a immagine di Dio, quindi con la capacità di rispondere a Dio, quando Egli lo interpella. Dopo la ribellione primordiale, Dio continuò a parlare ad Adamo e a Eva (Gn 3,9ss.13ss) e fece verso di loro un atto di clemenza (cfr. v. 21). L’Onnipotente parlò anche a Caino), ingiungendogli di dominare colui, che lo tentava (Gn 4,6s). Dio gli parlò addirittura dopo l’omicidio di suo fratello (vv. 9ss), sia maledicendo lui e il suole (vv. 11s), sia ascoltando le sue ragioni (vv. 13s), sia mostrandosi a lui clemente, quando mise su di lui un segno, che lo distinguesse e proteggesse (v. 15).
     Si potrebbero portare tanti esempi, in cui Dio parlò a uomini pagani (si veda addirittura Balaam!). Nel caso di Abimelek, re dei Filistei, Dio ammise che egli aveva preso Sara nell’integrità del suo cuore, aggiungendo: «E ti ho, quindi, preservato dal peccare contro di me; perciò non ti ho permesso di toccarla» (Gn 20,3ss). […]

     Il resto dello scritto segue sul sito
            [CONTINUA LA LETTURA: http://puntoacroce.altervista.org/_Dot/T1-Deprav_inabil_total_EdF.htm] Solo dopo aver letto l’intero scritto sul sito, voi che rispondereste nel merito alle questioni in esso contenute?
     ATTENZIONE: Quanto scritto sulle bacheche o nei gruppi gestiti da Nicola Martella o inviato per e-mail, può diventare oggetto di un nuovo tema di discussione o un contributo sul sito «Fede controcorrente» e su altri associati ad esso.



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