sabato 10 maggio 2014

Surrogati per credenti cocciuti

SURROGATI PER CREDENTI COCCIUTI


Sì, i credenti cocciuti, prima o poi, si alimenteranno di surrogati. Che cos'è un «surrogato»? È qualcosa che ha la forma o l'aspetto di un prodotto originale, ma non la sua sostanza (p.es. surrogato di caffè). Similmente esistono «surrogati di cristiani».
Ecco alcuni indizi per riconoscerli. Chi vuol fare la propria volontà, non ha voglia di fare quella del Signore. Chi ha deciso con arbitrio la propria via, tutt’al più chiede a Dio di benedire tale sua decisione. La sua preghiera diventa allora: «Sia fatta la MIA volontà in cielo e in terra»!
Quando si nutrono tali sentimenti, sebbene rivestiti di apparente spiritualità, quel che resta, è fatto di surrogati. Al rapporto personale con Dio, all’interno della comunione viva con la chiesa locale, si sostituisce «l’andare alla messa evangelica», senza impegno alcuno, ma solo per appagare il proprio bisogno religioso o spirituale. Alcuni preferiscono addirittura andare in una comunità, dove nessuno li conosce, senza dare conto e confidenza a nessuno. Altri, per evitare ogni coinvolgimento, fanno continuamente i nomadi da chiesa a chiesa. Chiaramente tali credenti cercheranno poi un'eloquente spiegazione (o scusa) «spirituale» per tutto ciò. Alla pienezza della vita spirituale nell’ubbidienza e nella comunione fraterna essi sostituiscono «sensazioni» (magari mistiche) ed «emozioni» (magari spiritualistiche), quelle della vita ordinaria e quelle religiose. A una vita cristiana normale essi sostituiscono altro, per confermare se stessi: ti parlano dei segni ricevuti da Dio, delle conferme e benedizioni divine, vere o presunte che siano, cercando di convincere se stessi (e gli altri) che sono nel «giusto», che tutto ca bene. Ciò, che resta, è appunto, fatto solo di surrogati!
Nonostante tutte le presunte conferme, consciamente o inconsciamente costruite, alla fine il risveglio sarà purtroppo amaro, quando ci si troverà dinanzi al fallimento. Allora ci si accorgerà che Dio non ascolta più e che da tempo si è ritirato, abbandonando il caparbio e il disubbidiente al proprio arbitrio. Resteranno solo ferite, piaghe aperte e cicatrici. La cosa singolare, dopo aver vissuto una vita cristianamente asociale, lontano da una comunità, è che un tale credente si lamenta che tutti lo hanno lasciato solo, che nessuno lo cerca o si cura di lui. E magari, oltre a ciò, invece di ravvedersi, alzerà il pugno verso Dio, ritenendolo responsabile dei propri mali. Allora, ciò mostrerà che tale cuore è oramai del tutto ottenebrato.
Se si avrà la grazia di tornare in sé e di decidere di tornare al Padre, come fece il «figlio prodigo», Dio avrà certo misericordia. Tuttavia, non ci si dimentichi che costui arrivò al punto più basso delle sua vita, dopo aver sperperato quell’eredità, che nessuno gli avrebbe più dato. Allora si è salvati come attraverso il fuoco (1 Cor 3), ma ogni premio è perduto! Si rimane nobili, ma poveracci nel Regno dei cieli. Si ha la corona della vita, ma la corona della giustizia e della santità è caduta oramai nel fango. Ciò che si meriterà, al cospetto del tribunale di Cristo, è il biasimo del Signore per i talenti sciupati e per il tempo perduto.

 Dio abbia pietà di tali credenti dal collo duro e dia loro di ravvedersi senza se e senza ma. Essi, come la generazione ribelle d’Israele, che era uscita dall’Egitto, potrebbero vivere nella terra promessa, ma preferiscono soggiornare nel deserto, e magari lo chiamano pure «paradiso»!

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