mercoledì 19 settembre 2012

Quando nell’ermeneutica l’errore sta nel «dettalio»! Parliamone



QUANDO NELL’ERMENEUTICA L’ERRORE STA NEL «DETTALIO»! PARLIAMONE

Qui di seguito discutiamo l’articolo «Quando nell’ermeneutica l’errore sta nel “dettalio”». Siamo partiti da un’immagine umoristica piena di così tanti errori (vedi l’immagine nell’articolo).
     Lo scopo era quello di incoraggiare l’osservazione e l’analisi, per renderle feconde per l’ermeneutica biblica, ossia per l’interpretazione della Bibbia. Ed è specialmente di questa che vogliamo occuparci qui di seguito.
     È scritto che, quando «un certo dottor della legge si levò per metterlo alla prova», ponendogli una domanda insidiosa, Gesù rispose con una contro-domanda: «Nella legge che sta scritto? Come leggi?» (Lc 10,25s). Che cosa risponderebbero oggi coloro, che portano la Parola, se qualcuno gli ponesse la stessa domanda di Gesù su un qualsiasi argomento? Saprebbero subito quali sono i brani specifici, che trattano tale tema, e saprebbero spiegare tale testo nel suo contesto?
     Oppure, mettiamo il caso che tu veda qualcuno, che sta leggendo nella Bibbia. Avresti il coraggio, come Filippo, di andare da lui e chiedergli, se capisce quello, che sta leggendo? (At 1,30). E se costui, come l’Etiope, ti rispondesse: «E come potrei, se nessuno mi guida?» (v. 31), sapresti spiegargli in modo corretto proprio tale brano, che egli sta leggendo al momento?
     Alcuni fratelli, portando la Parola, non spiegano il testo, ma lo usano come «pretesto» per le loro idee, come «trampolino» per parlare di tutt’altro o come «specchio per le allodole», ossia per introdurre un tema, che nulla ha a che fare col testo o almeno non direttamente. In tali casi, essi non analizzano veramente ciò, che sta nel testo, per affermare ciò che l’autore intendeva veramente dire, ma dicono ciò essi vorrebbero che l’autore dicesse. Perciò passano dal testo alle applicazioni, come se niente fosse, usando spesso artifici discutibili: la versettologia indebita (cumuli di versi fuori contesto e senza pertinenza con testo in esame), falso sillogismo (conclusioni affrettate e solo apparentemente congrue), arbitrarie spiritualizzazioni mediante simbolismi, tipologie, allegorie fuori posto. […]
     Si può citare con pertinenza la seguente predizione, ricordata da Gesù per i suoi contemporanei: «Guarderete con i vostri occhi e non vedrete» (Mt 13,14; cfr. At 28,25s; Rm 11,8). A ciò premise questo dato di fatto: «Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono» (v. 13). Malauguratamente anche i discepoli del Signore si trovarono, a volte, nella stessa situazione, non facendo una giusta interpretazione delle parole di Gesù (Mc 8,17s).
     Purtroppo sul piano dell’interpretazione del testo biblico, si può dire qualcosa del genere anche per coloro, che non tagliano rettamente la Parola della Verità (2 Tm 2,15): essi guardano il testo, ma non vedono ciò, che esso dice veramente.
     Non essere solo uno che guarda, ma uno che vede intendendo. Altrimenti compra del collirio! Gesù disse al conduttore della chiesa di Laodicea: «Io ti consiglio di comprare da me... del collirio per ungertene gli occhi, affinché tu veda» (Ap 3,18).

Sul sito seguono i contributi dei lettori e le mie osservazioni…
     [CONTINUA LA LETTURA: http://puntoacroce.altervista.org/_BB/T1-Ermeneut_errore_MT_AT.htm ] Solo dopo aver letto l’intero scritto, voi che rispondereste nel merito alle questioni in esso contenute? {Nicola Martella}


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