lunedì 1 agosto 2011

Il clero alla luce del Nuovo Testamento

IL CLERO ALLA LUCE DEL NUOVO TESTAMENTO

Il seguente confronto con Salvatore Gallo, cattolico militante, è partita da una sua reazione alla mia seguente massima e ai testi susseguenti.
     ■ Cure clericali: «I chierici d’ogni religione e confessione prima assoggettano i fedeli ai loro precetti, poi li “mungono” a dovere per fare loro da mediatori sacramentali e, infine, prescrivono loro purghe religiose in questa vita, in vista d’improbabili purgatori nell’altro mondo!» (Nicola Martella).
     Ogni religione ha i suoi clericalismi, anche le varie denominazioni cristiane. Chi si orienta a un cristianesimo biblico ne può fare a meno.

     ■ Gesù insegnò quanto segue ai suoi discepoli riguardo al clericalismo farisaico-rabbinico: «Ma voi non vi fate chiamare “rabbi”, perché uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro “padre”, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non vi fate chiamare “insegnanti”, perché uno solo è il vostro insegnante, il Cristo. ma il maggiore fra voi sia vostro servitore» (Matteo 23,8-11; ebr. rabbi = lett. «mio grande», stava per «mio signore»; cfr. monsignore).

A ciò Salvatore Gallo, riferendosi a Matteo 23,8-11, ha risposto come segue. La Scrittura dice:
     ■ «Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; poi li condusse fuori e disse: “Signori, che debbo fare per essere salvato?”. Ed essi risposero: “Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia”» (Atti 16,29-31).
     ■ «Paolo, stando in piedi sulla gradinata, fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un gran silenzio, parlò loro in ebraico, dicendo: “Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa”» (Atti 21,29-22,1).
     ■ «Vi scrivo queste cose non per farvi vergognare, ma per ammonirvi come miei cari figli. Poiché anche se aveste diecimila precettori in Cristo, Non avete però molti padri; perché sono io che vi ho generati in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque: Siate miei imitatori» (1 Corinzi 4,14-16).
     ■ «Appunto per questo vi ho mandato Timoteo, che è mio caro e fedele figlio nel Signore; egli vi ricorderà come io mi comporto in Cristo Gesù, e come insegno dappertutto, in ogni chiesa» (1 Corinzi 4,17).
     ■ «…a Timoteo, mio legittimo figlio nella fede» (1 Timoteo 1,2).
     ■ «Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio» (1 Timoteo 1,18).
     ■ «…a Timoteo, mio caro figlio» (2 Timoteo 1,2).
     ■ «Dunque, figlio mio, fortìficati nella grazia, che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci d’insegnarle anche ad altri» (2 Timoteo 2,1-2).
     ■ «A Tito, mio figlio legittimo secondo la fede, che ci è comune» (Tito 1,4).
     ■ «...ti prego per mio figlio che ho generato, mentre ero in catene, per Onesimo» (Filemone 1,10). {30-07-2011}

Mi sono chiesto: Come fa una tale versettologia assortita di Salvatore Gallo a voler essere una risposta specifica alle specifiche ingiunzioni di Gesù in Matteo 23,8-11? Ciò rimane un mistero. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con una presunta distinzione fra «religiosi» e «laici» all’interno della chiesa, cosa che nel NT non esiste in alcun modo, visto che gli apostoli stessi insegnavano il sacerdozio universale di tutti i credenti (1 Pt 2,9).

Seguono i seguenti punti: Le tesi di Salvatore Gallo in tre riprese e le relative Osservazioni e obiezioni di Nicola Martella, oltre agli Aspetti conclusivi. [CONTINUA LA LETTURA: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Clericalismo_NT_Avv.htm ] Solo dopo aver letto l’intero scritto, voi che rispondereste nel merito alle questioni in esso contenute? {Nicola Martella}

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